Es pot estar d’acord o no amb les seves opinions, però sempre és un bon exercici parar atenció en les seves afirmacions i reflexionar una mica a continuació. Com a mínim té el gairebé extint hàbit de saber de què parla. Harold Bloom (Nova York, 1930), el reputat crític literari i professor universitari, famós des de la publicació d’El Cànon Occidental (1994), s’ha despatxat amb gust contra les darreres concessions dels Premis Nobel, a una entrevista concedida a Akessandra Farkas per El Corriere della Sera.
«L’hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria — si lamenta —, da Doris Lessing, che ha scritto un solo libro decente quarant’anni fa, e oggi firma fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, illeggibile, a Dario Fo, semplicemente ridicolo». Persino Toni Morrison non sarebbe degna del premio: «Siamo vecchi amici e le voglio bene. Ma dopo Amatissima ha scritto solo supermarket fiction, perseguendo una crociata socio-politica. Eppure nell’era di Obama è obsoleto sostenere che la pigmentazione, l’orientamento sessuale o l’etnia di uno scrittore contino». Gli ultimi Nobel meritati? «Harold Pinter, una voce autentica, anche se discepolo di Beckett. E José Saramago, con cui ho litigato perché è uno stalinista che si è fatto espellere da Israele accusandolo di aver creato una nuova Auschwitz a Gaza».
A Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti, el crític nord-americà es permet repassar els seus amors i odis de la literatura contemporània
Tra i contemporanei Bloom detesta J.K. Rowling, Stephen King e Adrienne Rich («spazzatura») e ama Cormac McCarthy («Meridiano di sangue è un libro straordinario »), Philip Roth («Pastorale Americana e Il teatro di Sabbath sono capolavori»), Thomas Pynchon («L’incanto del lotto 49 è eterno »), e Don DeLillo («Underworld è eccellente, ma la prima parte è meglio della seconda »). Più tiepido nei confronti di Salinger: «Il giovane Holden continua a commuovere, ma tra 30 anni sarà demodé».
Però si el tema és la Literatura amb majúscules, Bloom és taxatiu a l’hora de llistar la lleva o cànon d’autors imprescindibles: Dante, Shakespeare, Cervantes, Faulkner, Omero, Proust i Wilde.
Perché espandono la nostra coscienza senza deformarla. E toccano l’individuo, senza pretese di cambiare il mondo.
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